Chi sono

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Non ho mai smesso di sognare. Ma i miei non sono sogni di successo o di ricchezza. Credo che le cose più belle nella nostra vita si verifichino esclusivamente quando non ce lo aspettiamo. Infine, amo il nuoto, il vento tra gli alberi e certi sguardi di donne sconosciute che non rivedrò più.

Ci sono poesie e romanzi che  mi hanno aperto il cuore e infuso la gioia di vivere, colmato il mio bisogno di amore. Non mi abbandonano mai e nei momenti più bui ritornano in superficie dal profondo regalandomi una nuova speranza, una luce diversa con cui guardare alle cose, agli uomini, all’amore.

Il mio scrittore preferito è Gabriel Garcia Marquez che ha detto: “La vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda. E come la si ricorda per raccontarla”. “Cent’anni di solitudine” il libro di Marquez che mi ha colpito di più. “Vicolo Cannery” di Steinbeck  è, invece, il libro che ha segnato la mia vita. L’ho letto la prima volta a diciott’anni ed è stata una folgorazione. Ho capito che non avrei potuto più fare a meno di leggere, ho capito che avrei anche dovuto scrivere, una dolce condanna questa. Ma soprattutto, dopo “Vicolo Cannery”, ho capito che la poesia, quella che ci allarga il cuore, che ci fa alzare il capo dal libro che stiamo leggendo per guardare pensosi lontano, è dappertutto attorno a noi: nei gesti, nelle parole, nei sorrisi, perfino in certe timidezze che non riusciamo a nascondere. E dopo “Vicolo Cannery” ho capito che, nonostante avessi appena diciott’anni, avevo perso già troppo tempo senza leggere e non sarei riuscito a leggere tutti i libri che mi attendevano che potevano aggiungere qualcosa a ciò che avevo già, farmi scoprire angoli nuovi con cui guardare alla vita, farmi scoprire che non è mai la stessa e che io non sono mai lo stesso, che le mie parole non sono mai le stesse e che è necessario assolutamente raccoglierle tra le pagine di un libro, per renderle immortali.

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